LAVORO | CIGS per aziende operanti in aree di crisi industriale complessa: circolare Ministero del Lavoro n. 3/2026

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con circolare n. 3/2026, in allegato, ha fornito le nuove istruzioni operative relative al trattamento di integrazione salariale straordinaria destinato alle imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, previsto dall’art. 44, comma 11-bis, del Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

 

Come noto, la misura, introdotta in via derogatoria rispetto al regime ordinario della CIGS, è finalizzata a sostenere i lavoratori dipendenti di imprese localizzate in territori riconosciuti come aree di crisi industriale complessa ai sensi ai sensi dell’articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 e dei successivi decreti del Ministero dello sviluppo economico (ora Ministero delle imprese e del Made in Italy) e di Accordi di programma.

 

Si tratta di un intervento che consente la concessione di un ulteriore periodo di integrazione salariale straordinaria, fino a un massimo di 12 mesi per ciascun anno di riferimento, anche oltre i limiti ordinari di durata previsti dalla disciplina generale.

 

La misura è stata rifinanziata dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di Bilancio 2026), che ha stanziato 100 milioni di euro per l’anno 2026 a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione.

 

Possono accedere al trattamento le imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS che operano in aree di crisi industriale complessa e che si trovino nell’impossibilità di ricorrere a ulteriori trattamenti di integrazione salariale straordinaria secondo la disciplina ordinaria.

Il trattamento può quindi essere autorizzato sia qualora l’impresa abbia già esaurito la durata massima consentita dei trattamenti di integrazione salariale, in chiave generale o in base alle singole causali di intervento, sia in assenza dei criteri di autorizzazione richiesti per le singole fattispecie di integrazione salariale straordinaria, di cui all’art. 21 del D.lgs. n. 148/2015, e relative disposizioni di attuazione.

 

La ratio dell’intervento è quella di consentire il completamento dei piani di recupero occupazionale in contesti produttivi caratterizzati da crisi strutturali di particolare rilievo territoriale.

 

La Legge di Bilancio 2026 introduce una significativa innovazione procedurale: viene eliminato il precedente meccanismo di riparto delle risorse tra Regioni.

 

La gestione dello stanziamento diventa quindi accentrata a livello nazionale. Ai fini dell’autorizzazione non sarà più necessario verificare la disponibilità di risorse su base regionale, ma esclusivamente la capienza del fondo complessivo stanziato per l’anno di riferimento.

 

Tale modifica è coerente con l’attuale assetto procedurale, già centralizzato presso il Ministero del Lavoro, e risponde all’esigenza di garantire una più efficiente allocazione delle risorse, evitando la formazione di residui regionali.

 

L’accesso al trattamento è subordinato alla stipula di uno specifico accordo in sede governativa presso il Ministero del Lavoro, con la partecipazione:

  • del Ministero delle Imprese e del Made in Italy,
  • della Regione interessata,
  • delle Parti sociali.

 

L’accordo deve contenere anche la quantificazione dell’onere finanziario connesso al trattamento, calcolata dall’impresa sulla base dei parametri annualmente indicati dall’INPS, al fine di consentire la verifica preventiva della sostenibilità finanziaria.

 

L’istanza deve essere presentata alla Direzione generale ammortizzatori sociali entro 30 giorni dalla stipula dell’accordo ministeriale.

 

Alla domanda devono essere allegati, tra l’altro:

  • una relazione tecnica contenente la dichiarazione di impossibilità di accesso ad altri trattamenti CIGS, le motivazioni dettagliate e la quantificazione dei costi;
  • un piano di recupero occupazionale concordato con la Regione, comprensivo dei percorsi di politiche attive del lavoro e delle modalità di monitoraggio;
  • i verbali di accordo (governativo e regionale);
  • l’elenco nominativo dei lavoratori interessati;
  • informativa privacy e consenso al trattamento dei dati firmata.

 

Nel caso in cui l’impresa, a seguito di serie e documentate difficoltà finanziarie, richieda il pagamento diretto delle spettanze da parte dell’INPS, dovrà inviare l’istanza anche all’Ispettorato territoriale del lavoro competente, al fine di consentire la verifica delle difficoltà finanziarie, come previsto dall’articolo 7 del D.lgs. n. 148/2015, fornendo adeguato riscontro in sede di presentazione dell’istanza.

 

L’INPS effettua il controllo e il monitoraggio dei flussi di spesa, con obbligo di rendicontazione semestrale al Ministero. Gli accordi potranno quindi essere stipulati esclusivamente nei limiti delle risorse effettivamente disponibili.

 

Il Dicastero specifica infine che la circolare in commento sostituisce integralmente le precedenti istruzioni già emanate nel 2016 e nel 2017, aggiornando di fatto il quadro procedurale alla disciplina vigente per il 2026.

 

Resta ferma l’applicazione, per quanto non espressamente disciplinato, delle norme generali in materia di integrazione salariale straordinaria.

 

All.to MLcir3-2026-ammortizzatori

 

RELAZIONI INDUSTRIALI: 

Giuseppe Baselice  089200829  [email protected]

Francesco Cotini 089200815  [email protected]

 




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INTERNAZIONALIZZAZIONE | Cruscotto informativo su DAZI USA in vigore per l’UE

È disponibile, in allegato, il cruscotto informativo (settori/comparti, aliquote, entrata in vigore e note informative) predisposto da Confindustria con l’aggiornamento sui DAZI USA in vigore per l’UE (aggiornamento all’11 febbraio 2026).

Cruscotto Dazi USA_aggiornamento febbraio 2026




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INTERNAZIONALIZZAZIONE | Accordo di libero scambio UE-India: position Paper di Confindustria e guida informativa

Come noto, il 27 gennaio 2026 Ue e India hanno annunciato la conclusione dei negoziati dell’accordo commerciale.

L’Accordo di libero scambio (FTA) prevede un inedito livello di liberalizzazione/riduzione tariffaria, da parte indiana, per il 96,6% dei beni esportati dalla UE.

Confindustria ha sostenuto con vigore la conclusione dei negoziati, riconoscendo le opportunità strategiche di crescita economica e di rafforzamento geopolitico, auspicando la piena entrata in vigore dell’Accordo in tempi brevi.

L’intesa rappresenta il risultato di lunghe trattative, segnando un traguardo significativo per l’Europa, ma anche per l’Italia, che trarrà benefici tangibili in termini di esportazioni e competitività.

In allegato è disponibile il position paper di Confindustria, che costituisce anche una guida informativa ed operativa sullo strumento.

Nota COPRE – FTA India_accordo 2026




FORMAZIONE | Corso gratuito “L’Azienda Aumentata – Corso Pratico di Intelligenza Artificiale per il Business”.

Assindustria Salerno Service propone a tutti gli associati Confindustria Salerno un percorso formativo gratuito della durata di 30 ore “L’Azienda Aumentata – Corso Pratico di Intelligenza Artificiale per il Business”.

Le lezioni si terranno il giovedì dalle 14.30 alle 17.30, la frequenza è obbligatoria a tutto il percorso.

Iscrizioni, fino ad esaurimento dei 30 posti disponibili, entro il 18 febbraio 2026, cliccando al seguente link  https://forms.gle/ZzUmDZfeAASGtwSn8

Vi chiediamo di iscrivere una sola persona per azienda al fine di dare a tutti la possibilità di partecipare, in caso di disponibilità sarà ammesso anche un secondo partecipante della stessa azienda.

Maggiori informazioni nella brochure allegata

Locandina AI Corso di Formazione




ENERGIA | Analisi mercati energetici e ambientali – Gennaio 2026

Nel mese di gennaio 2026 i mercati energetici europei hanno mantenuto un profilo di forte tensione, con prezzi elevati sostenuti dal freddo persistente, dall’aumento dei consumi di gas e dal conseguente accelerato svuotamento degli stoccaggi.

Sul fronte elettrico, gennaio 2026 si è chiuso con prezzi medi in rialzo rispetto al mese precedente, ma inferiori ai livelli di inizio 2025. In particolare, il PUN italiano si è attestato a 132,66 €/MWh, confermando un differenziale strutturale rispetto ai principali mercati europei: Germania 115,49 €/MWh, Francia 100,65 €/MWh e Spagna 71,67 €/MWh. Il divario di prezzo dell’Italia rispetto ai partner europei resta quindi un elemento critico per la competitività del sistema industriale, riflettendo la maggiore dipendenza dal gas e fattori strutturali di sistema.

Anche il mercato del gas ha registrato valori elevati nel mese: il TTF ha segnato una media di 34,08 €/MWh, mentre il PSV italiano si è attestato a 37,93 €/MWh, con uno spread PSV–TTF che ha raggiunto un massimo del periodo di circa +4 €/MWh.

Dal lato dei mercati ambientali, le quotazioni della CO (EUA) si sono mantenute su livelli elevati, chiudendo gennaio 2026 in area 86 €/tonnellata. Tale dinamica ha contribuito ad aumentare i costi marginali di generazione termoelettrica e, di conseguenza, la pressione sui prezzi elettrici nei Paesi maggiormente dipendenti dalla generazione a gas, in particolare Italia e Germania.

Per maggiori dettagli, invitiamo alla consultazione della nota “Mercati Energetici e Ambientali” allegata, predisposta dall’Area Energia di Confindustria.

Nota di aggiornamento Mercati Energetici e Ambientali – gennaio 2026

Area Servizi alle Imprese (Marcella Villano    089.200841     [email protected]; Mariarosaria Zappile 089.200842 [email protected])




ENERGIA | Fonti rinnovabili: entrata vigore del D.Lgs. 5/2026 recepimento Direttiva (UE) 2023/2413 (c.d. RED III)

Il 4 febbraio 2026 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 5/2026 di recepimento della Direttiva (UE) 2023/2413 (RED III) che rafforza il quadro normativo nazionale sulle fonti energetiche rinnovabili e aggiorna gli obiettivi italiani in linea con la strategia europea di decarbonizzazione e neutralità climatica al 2050.

Un elemento importante del Decreto è il rafforzamento strutturale del ruolo delle rinnovabili elettriche, considerate fattore abilitante per l’elettrificazione dei consumi e per la produzione di idrogeno rinnovabile e combustibili rinnovabili non biologici (RFNBO), accompagnato da una semplificazione delle procedure autorizzative.

L’obiettivo nazionale vincolante è il raggiungimento di una quota pari al 39,4% di energia rinnovabile sui consumi finali lordi entro il 2030, includendo espressamente tra le FER idrogeno verde, e-fuels e carburanti rinnovabili non biologici. Per i trasporti è fissato un target specifico del 29% al 2030, mentre non è previsto un obiettivo settoriale autonomo per l’elettrico, che concorre al target complessivo e agli obiettivi degli altri settori.

Di rilievo l’obbligo secondo cui almeno il 5% della nuova capacità FER installata entro il 2030, dovrà provenire da tecnologie innovative (offshore galleggiante, fotovoltaico avanzato, solare termodinamico, geotermia avanzata, energie marine).

Il Decreto rafforza i criteri di sostenibilità per biomasse e biocombustibili, introducendo il principio dell’uso a cascata e il divieto di utilizzo di biomassa da foreste primarie o ad alta biodiversità. Elemento chiave è il divieto di nuovi incentivi per la sola produzione elettrica da biomassa forestale, salvo deroghe limitate (aree di “transizione giusta” o impianti con CCS).

Viene inoltre esteso l’obbligo di certificazione agli impianti ≥ 7,5 MW. Il Decreto prevede la possibilità di introdurre meccanismi di supporto economico per biocarburanti avanzati, biometano, bioidrogeno, RFNBO e tecnologie innovative, anche attraverso proventi del sistema ETS. Gli incentivi sono finalizzati a rendere sostenibili investimenti industriali e infrastrutturali, con particolare attenzione a industria e trasporti.

Vengono introdotte le zone di accelerazione FER, con procedure autorizzative semplificate e tempi certi, riconoscendo gli impianti rinnovabili come opere di interesse pubblico prevalente. Particolare rilievo è attribuito a repowering, revamping e ammodernamento degli impianti esistenti, per aumentare rapidamente la produzione senza nuovo consumo di suolo.

Per l’industria è previsto un incremento medio annuo minimo dell’1,6% della quota FER sui consumi energetici (2021–2030). Centrale il ruolo dell’idrogeno rinnovabile con il 42% di idrogeno RFNBO entro il 2030 e il 60% entro il 2035, con l’obiettivo di decarbonizzare i settori hard-to-abate. Il Decreto fissa il target del 29% di FER nei trasporti al 2030, includendo elettricità rinnovabile, biocarburanti e idrogeno. Il Decreto rafforza gli obblighi di integrazione delle FER negli edifici, estendendoli oltre le nuove costruzioni. Per i privati è previsto il 60% per le nuove costruzioni, il 40% per le ristrutturazioni importanti di primo livello e il 15% per gli interventi di secondo livello. Per gli edifici pubblici le percentuali sono più elevate (fino al 65%).

decreto_legislativo_9_gennaio_2026_n._5

Area Servizi alle Imprese (Marcella Villano  089.200841  [email protected])