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ENERGIA | Analisi mercati energetici agosto 2026
Nel mese di agosto 2026 i mercati energetici europei hanno registrato un ulteriore e significativo rialzo dei prezzi, per effetto della combinazione di tensioni geopolitiche, condizioni climatiche eccezionali, maggiore domanda elettrica e persistenti elementi di criticità sul lato dell’offerta di gas.
Le tensioni sui prezzi continuano a riflettere soprattutto il quadro geopolitico in Medio Oriente. Nel corso di agosto sono rimaste fortemente limitate le condizioni di normale navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi mondiali di petrolio e GNL, mentre i tentativi diplomatici per una normalizzazione dei transiti non hanno prodotto risultati concreti. Il vertice internazionale promosso da Germania e Turchia, previsto a Istanbul il 30 agosto e dedicato proprio alla sicurezza dello Stretto, è stato rinviato a data da destinarsi. La tensione è tornata ad aumentare alla fine del mese, con nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran il 31 agosto e con traffici energetici attraverso Hormuz ancora sensibilmente inferiori ai livelli precedenti alla crisi.
A questi fattori si sono aggiunte nuove criticità sul fronte dell’offerta europea. Il 10 agosto è stato, infatti, annunciato il prolungamento fino al 1° febbraio 2027 della riduzione produttiva del giacimento norvegese di Ormen Lange, inizialmente prevista fino a ottobre. L’indisponibilità interessa circa 8-9 milioni di metri cubi al giorno e sottrae al mercato europeo oltre 1 miliardo di metri cubi di gas nel periodo che comprende gran parte della stagione invernale.
Particolarmente rilevante resta inoltre il livello degli stoccaggi europei, che a fine agosto rimane sensibilmente inferiore rispetto agli anni precedenti. Al 31 agosto 2026, gli stoccaggi dell’UE risultavano pieni per circa il 65%, a fronte di una situazione molto più favorevole in Italia (83%). Restano invece più esposti i principali sistemi del Nord Europa, in particolare Germania (53%) e Paesi Bassi (47%). Il maggiore livello di riempimento italiano costituisce quindi un elemento di relativa sicurezza per il sistema nazionale, mentre il basso livello medio europeo continua a rappresentare un fattore rialzista per le quotazioni in vista dell’inverno 2026-2027.
Le tensioni sul gas si sono trasferite direttamente sul mercato elettrico. In Italia il PUN Index GME medio di agosto si è attestato a 180 €/MWh, in aumento del 15% rispetto a luglio e del 65% rispetto ad agosto 2025, raggiungendo i valori mensili più elevati dalla fine del 2022. L’aumento è stato determinato non solo dal maggior costo del gas e da quotazioni dei permessi di emissione ETS stabilmente superiori agli 80 €/ton, ma anche dalla forte crescita della domanda elettrica dovuta alle elevate temperature e da un mix di generazione più dipendente dal termoelettrico.
In particolare, secondo i dati preliminari Terna, la domanda elettrica italiana di agosto si è attestata a circa 28,9 TWh, +16,7% rispetto ad agosto 2025, segnando un nuovo massimo storico per il mese. La maggiore domanda è stata coperta in larga parte attraverso un forte incremento della produzione delle centrali a gas (+45,6% su base annua, a circa 10,2 TWh) e del fotovoltaico (+20,3%), mentre sono diminuite sia la produzione idroelettrica (-17,5%), penalizzata dalla siccità, sia quella eolica (-23,4%). Le fonti rinnovabili hanno conseguentemente coperto circa il 41,5% della domanda, rispetto al 47,7% dell’agosto precedente.
La forte crescita dei prezzi ha indotto ARERA a rafforzare già all’inizio di agosto l’attività dell’Unità di Vigilanza Energetica, con un monitoraggio più tempestivo dei prezzi, dei volumi e dei comportamenti degli operatori. L’Autorità ha ricondotto il rialzo principalmente a fattori fondamentali – scarsità dell’offerta di gas internazionale, temperature elevate e limitazioni produttive in diversi Paesi europei – precisando che, allo stato delle verifiche effettuate, non erano emerse anomalie di mercato tali da spiegare l’aumento dei prezzi.
Nel mese di agosto 2026 i prezzi elettrici hanno registrato un nuovo e significativo rialzo in tutti i principali mercati europei. In Italia il PUN Index GME medio si è attestato a 180 €/MWh, confermandosi nettamente superiore ai valori di Germania (126,9 €/MWh), Francia (122,8 €/MWh) e Spagna (118,2 €/MWh).
Su base congiunturale, rispetto a luglio, il PUN italiano è aumentato del 14,6%, un incremento inferiore a quelli registrati in Francia (+29,0%) e Germania (+20,3%), ma superiore, seppure di poco, a quello della Spagna (+12,9%). Ciò nonostante, il divario italiano resta molto ampio: ad agosto l’elettricità è costata circa 53 €/MWh in più rispetto alla Germania, 57 €/MWh in più rispetto alla Francia e 62 €/MWh in più rispetto alla Spagna.
Sul piano tendenziale, rispetto ad agosto 2025, il PUN italiano è aumentato di circa il 65%, una dinamica sostanzialmente in linea con la Germania (+65%), ma inferiore alla Spagna (+73%) e soprattutto alla Francia (+126%), quest’ultima anche per effetto dei bassi livelli registrati un anno prima
Per maggiori dettagli si rimanda alla nota allegata.Nota di aggiornamento Mercati Energetici e Ambientali – agosto 2026
Area Servizi alle Imprese (Marcella Villano 089.200841 [email protected])