Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno sottoscritto lo scorso 4 giugno l’Accordo per la Coesione, che assegna al MUR 381,18 milioni di euro a sostegno del sistema nazionale della ricerca. L’accordo MUR rientra in un pacchetto di sei Accordi per la Coesione siglati contestualmente con le Amministrazioni centrali, per un valore complessivo di circa 1,7 miliardi di euro; la dotazione del MUR è tra le più consistenti del gruppo.
L’Accordo per la Coesione rappresenta lo strumento di programmazione delle risorse nazionali destinate alle politiche di coesione per il ciclo 2021-2027, introdotto dal D.L. n. 124/2023 in sostituzione del precedente “Piano Sviluppo e Coesione”. Essi sono finanziati principalmente con le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) e, insieme ai Fondi strutturali europei, concorrono all’attuazione delle politiche di coesione.
Ciascun Accordo, sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri competenti, individua gli obiettivi di sviluppo da perseguire, definisce gli interventi da realizzare e ne stabilisce le relative tempistiche di attuazione.
Trattandosi di risorse FSC, l’impiego mantiene il vincolo prevalente di destinazione alle aree del Mezzogiorno (80%), in coerenza con la finalità costituzionale di riduzione degli squilibri territoriali.
Il Mur sottolinea che, in continuità con gli investimenti del PNRR, l’Accordo punta a consolidare i risultati raggiunti e a rafforzare la capacità del sistema della ricerca di generare innovazione, sviluppo e crescita sui territori.
L’Accordo punta su tre direttrici: potenziamento delle infrastrutture di ricerca pubbliche (con priorità al Mezzogiorno), rafforzamento del capitale umano altamente specializzato e sostegno a ricerca applicata e trasferimento tecnologico in settori tecnologici strategici. Il MUR lo inquadra esplicitamente come misura di continuità “dopo-PNRR”.
Le risorse si articolano su quattro destinazioni principali:
- Infrastrutture di ricerca pubbliche. È la voce centrale dell’Accordo: ammodernare e potenziare laboratori, strumentazione scientifica e grandi impianti di ricerca di università ed enti pubblici, con priorità alle regioni del Mezzogiorno. L’obiettivo è dotare il sistema di strutture competitive a livello internazionale, capaci di attrarre talenti e di sostenere progetti di frontiera.
- Capitale umano (50 milioni di euro). È l’unica linea già quantificata. Le risorse finanziano l’inserimento di personale ad alta specializzazione tecnico-scientifica presso università, enti pubblici di ricerca e imprese. Non si tratta solo di assunzioni: l’obiettivo è rafforzare i servizi avanzati a supporto dell’innovazione — consulenza tecnico-scientifica, sviluppo e validazione delle tecnologie — cioè le competenze che accompagnano un risultato di ricerca fino all’applicazione industriale.
- Ricerca applicata e trasferimento tecnologico. Progetti che avvicinano la ricerca al sistema produttivo, con priorità a tre settori considerati strategici: le tecnologie quantistiche, l’High Performance Computing (il calcolo ad altissime prestazioni) e l’intelligenza artificiale. È qui che si concentra la logica del trasferimento tecnologico: trasformare la conoscenza in prodotti, servizi e competitività per le imprese.
- Filiere nazionali dei materiali. Una quota è destinata a rafforzare le filiere dei materiali avanzati, considerati un asset per l’autonomia tecnologica e la competitività nazionale ed europea, in linea con le politiche UE su materie prime critiche e sovranità industriale.
La ripartizione di dettaglio tra queste voci — con importi, elenco degli interventi e cronoprogramma — sarà definita negli allegati tecnici dell’Accordo, non ancora pubblicati.
Area Servizi alle Imprese (Marcella Villano 089.200841 [email protected])