Primo focus su transizione 4.0, appalti innovativi, ricerca e sviluppo, crescita dimensionale delle imprese e struttura finanziaria, infrastrutture, trasporti e logistica.
Il Piano Nazione di Ripresa e Resilienza dell’Italia è stato definitivamente approvato dal Consiglio Europeo il 13 luglio 2021 con Decisione di esecuzione, che ha recepito la proposta della Commissione europea del 23 giugno scorso.
Nella sua valutazione, la Commissione ha appurato che il piano dell’Italia riserva:
- il 37,5% della spesa totale a misure di sostegno agli obiettivi climatici: include tra l’altro investimenti per finanziare un programma di ristrutturazioni su larga scala finalizzato a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, nonché interventi per promuovere l’uso di fonti di energia rinnovabile, idrogeno compreso. Dedica inoltre un’attenzione particolare alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dei trasporti, con investimenti nella mobilità urbana sostenibile e nelle infrastrutture ferroviarie;
- il 25% a misure che favoriscono la transizione digitale, tra cui investimenti nella digitalizzazione delle imprese e nell’ampliamento delle reti ultraveloci a banda larga e della connettività 5G. Altri investimenti sono tesi alla digitalizzazione della pubblica amministrazione: gli interventi previsti in tal senso interesseranno tanto la pubblica amministrazione in generale quanto i settori della sanità, della giustizia e dell’istruzione.
I numeri del PNRR
La crisi simmetrica innescata dalla pandemia ha portato, secondo le stime della Commissione, ad un calo di quasi il 9% del Pil e ad una crescita del debito che si attesta attualmente al 156% e che toccherà punte del 160% alla fine del 2021. La Commissione, nel valutare il PNRR italiano ha evidenziato come la crescita aggiuntiva portata dal programma, se si considerano i soli investimenti, sarà del 1,5%-2,5%. In tal senso, fondamentale sarà il piano delle riforme strutturali che, se concretamente attuato, si stima porterà complessivamente ad un 17% di crescita aggiuntiva nell’arco temporale da qui al 2026. Il Recovery Plan italiano avrà importanti effetti sull’occupazione con la creazione aggiuntiva di 240mila nuovi posti di lavoro.
Le risorse stanziate dal PNRR (si intende la sola Recovery and Resilience Facility, RRF, che vale il 90% delle risorse che arriveranno all’Italia nell’ambito del programma Next Generation EU) ammontano a 191,5 miliardi, cui si sommano 13 miliardi del fondo React-EU e 30,6 miliardi derivanti dal Fondo Complementare, a valere su risorse nazionali. Di queste risorse, circa 69 miliardi di euro verranno da sovvenzioni e circa 122 miliardi di euro da prestiti.
Nelle relazioni al Parlamento, il Presidente Draghi ha parlato di 248 miliardi perché prendeva in considerazione la RRF, il Fondo Complementare e “ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche” entro il 2032. Per questi sarà necessario un futuro scostamento di Bilancio dello Stato. Aggiungendo anche il fondo React-EU, si arriverebbe a 261 miliardi.
Complessivamente, il PNRR “allargato” (PNRR + React EU + Fondo Complementare) si avvale di 235,1 miliardi, distribuiti sulle 6 Missioni, che sono:
- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura;
- rivoluzione verde e transizione ecologica;
- infrastrutture per la mobilità sostenibile;
- educazione e ricerca;
- inclusione e coesione;
- assistenza sanitaria.

L’ammontare maggiore di risorse è destinato alla Missione Rivoluzione verde e transizione ecologica e alla Digitalizzazione.
Il Fondo Complementare è destinato a finanziare progetti in linea con gli obiettivi del PNRR, ma che non possono essere finanziati con il Piano stesso perché non c’è sufficiente disponibilità di risorse, ovvero perché tali progetti non rispettano alcuni criteri (tra cui le tempistiche, legate alla complessità attuativa). Anche per i progetti finanziati con il Fondo Complementare verranno adottate le stesse procedure previste per i progetti finanziati con il RRF (target, milestone, monitoraggio) ma, al contrario di questi ultimi, non sarà necessario rendicontarne l’attuazione e concluderli entro il 2026. Rientrano in questo Fondo molti investimenti pubblici, tra cui quelli afferenti all’alta velocità ferroviaria.
Le risorse per il Mezzogiorno rappresentano il 40% di quelle territorializzabili, sebbene la valutazione dell’impatto macroeconomico del PNRR non faccia emergere un sostanziale aumento della convergenza: da una quota del 22% del PIL nel 2019 del Mezzogiorno sul totale nazionale, nel 2026 la stessa quota salirebbe al 23,4%.

I principali interventi del PNRR
Il PNRR è strutturato su 6 missioni (sopra citate, articolate in componenti), contiene 190 misure, di cui 58 riforme e 132 investimenti, con 525 obiettivi da raggiungere per ottenere le tranche di fondi.
Sul fronte delle riforme, il Piano distingue in modo più analitico quattro livelli di intervento. Quelle di contesto, cioè trasversali a tutto il Piano: pubblica amministrazione e giustizia; abilitanti, cioè funzionali all’attuazione delle Missioni e Componenti in cui esso si articola: semplificazione legislativa e concorrenza; settoriali, cioè riguardanti attività economiche e/o ambiti di regolazione interni alle Missioni e Componenti (es., rinnovabili e lavoro sommerso); di accompagnamento, che seppur non ricomprese nel perimetro del PNRR, ne affiancheranno l’attuazione: fisco e protezione sociale dei lavoratori (ammortizzatori sociali).
Per ciascuna di queste linee, vengono indicati contenuti e tempistiche di intervento, con l’obiettivo di una messa a regime dell’impianto riformatore da qui al 2024. Il Piano indica poi anche l’impatto atteso, in termini di dinamica degli investimenti, della produttività e del PIL, collegato alle riforme: quest’ultimo è stimato, a regime, quindi nel lungo periodo, in un contributo positivo del 3,3%.
Governance del PNRR
ll PNRR prevede un sistema di governance articolato, in quanto funzionale a garantire la sinergia tra i diversi livelli istituzionali, la standardizzazione di procedure e informazioni, la prevenzione di gravi irregolarità.
Tale sistema, illustrato in new dedicata all’analisi del DL 31 maggio 2021 n. 77 recante “Governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure” (c.d. DL Semplificazioni e governance PNRR, convertito in Legge 108/2021 – S.O. alla G.U. n. 181 del 30 luglio 2021), si articola su tre livelli:
- una Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio con il compito di garantire il monitoraggio dell’avanzamento del Piano, rafforzare la cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale e proporre eventuali misure per l’attivazione di poteri sostitutivi e per l’implementazione del Piano;
- un’apposita struttura presso il MEF per il coordinamento centralizzato per il monitoraggio e il controllo sull’attuazione del Piano. Sempre presso il MEF, viene prevista l’istituzione di un apposito Organismo di audit del PNRR indipendente e responsabile del sistema di controllo interno;
- l’individuazione, presso ciascuna Amministrazione centrale responsabile di una Missione o di una Componente del Piano, di una struttura di coordinamento con la funzione di monitorare e verificare l’attuazione degli interventi che fanno parte della Missione/Componente.
Primo focus su transizione 4.0, appalti innovativi, ricerca e sviluppo, crescita dimensionale delle imprese e struttura finanziaria, infrastrutture, trasporti e logistica
Transizione 4.0
Rispetto alle versioni precedenti, il Piano fa registrare un taglio di 4,49 miliardi di euro dell’importo stanziato (13,9 miliardi) quasi interamente compensato dalla dotazione del Fondo Complementare per questa voce (4,48 miliardi). Il Piano, come sollecitato da Confindustria, andrebbe prorogato, quanto meno nella parte più abilitante, al 2023.
Positiva l’introduzione di una voce specifica, che è aggiuntiva alle altre misure Transizione 4.0, pari a 750 milioni per l’erogazione di “contributi” volti a sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica, come quella di semiconduttori (Allegato A alla Legge di Bilancio 2017).
Positivo anche l’incremento di 1 miliardo delle risorse destinate alla Banda ultralarga e al 5G (ora 6,31 miliardi).
Appalti innovativi
Manca la volontà di mettere in atto una riforma in tema di domanda pubblica di innovazione.
Si tratterebbe di una riforma a costo zero che, rendendo strutturale e sistematico il ricorso agli appalti pubblici di innovazione, promuoverebbe lo sviluppo tecnologico delle imprese, con ricadute positive sui servizi resi dalla PA a cittadini e imprese e in termini di qualificazione della spesa pubblica.
A differenza della precedente versione del PNRR, non è più presente il riferimento all’attivazione di appalti innovativi per incentivare le PMI alla riconversione verso nuove tecnologie, nuove produzioni ed estensione alle filiere automotive, autobus, nautica e per la mobilità marittima finalizzate al trasporto a basso impatto ambientale e smart. Un’apertura alla promozione dell’utilizzo degli appalti innovativi può intravedersi al paragrafo 1.3.9, laddove si parla di una riforma che mira alla modernizzazione del sistema nazionale degli appalti pubblici per il sostegno delle politiche di sviluppo.
Ricerca e Sviluppo
Per quanto riguarda i temi della ricerca e sviluppo, sono confermate le azioni principali contenute nelle precedenti versioni, che vengono modificate e dettagliate anche riprendendo in modo sostanziale osservazioni e proposte presentate da Confindustria.
Si registrano però purtroppo tre modifiche negative di rilievo: la prima riguarda la cancellazione degli Accordi per l’innovazione, presenti fino alle bozze precedenti, che invece vengono stralciati nella versione approvata il 24 aprile, con una conseguente riduzione delle risorse complessive di 1 miliardo (tali risorse potrebbero essere recuperate dal Fondo Complementare); la seconda riguarda la riduzione delle risorse per il potenziamento dei centri di Trasferimento Tecnologico (TT) sui segmenti di industria (Industria 4.0) (meno 150 milioni assestandosi a 350 milioni) e la terza delle risorse per i dottorati innovativi (meno 480 milioni assestandosi a 600 milioni).
Per quanto riguarda le risorse complessive allocate alla Componente “Dalla ricerca all’impresa”, si registra quindi purtroppo una riduzione: si assestano ora a 11, 44 miliardi di euro (erano 11,77 miliardi nella versione di gennaio 2021, poi 12,44 miliardi nelle bozze del 23 aprile 2021).
All’interno della Componente, vengono aumentate le risorse allocate per le azioni dirette a rafforzare le filiere tecnologiche nazionali: aumentano di 500 milioni le risorse destinate alla partecipazione italiana agli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (IPCEI), che arrivano a 1,5 miliardi; si allocano 200 milioni per sostenere la partecipazione italiana alle partnership definite a livello europeo nell’ambito del Programma Horizon Europe; si prevedono 300 milioni di euro per sostenere lo sviluppo di start up innovative.
Per quanto riguarda gli interventi, vengono confermati quelli già previsti per: rafforzare gli investimenti delle imprese in R&S&I; razionalizzare e potenziare gli ecosistemi della ricerca e innovazione (promuovendo la messa in rete delle competenze a livello nazionale, il potenziamento dei centri territoriali e a supporto del TT per Transizione 4.0) e rafforzare la collaborazione con le imprese; promuovere progetti in partenariato pubblico privato su tematiche strategiche; rafforzare le filiere tecnologiche nazionali e sostenere la partecipazione italiana ai progetti europei (in particolare IPCEI e partenariati industriali; dottorati industriali negli ambiti strategici del PNRR).
Ricerca, sviluppo e innovazione sono poi presenti in quasi tutte le Missioni del PNRR, confermando gli strumenti del credito d’imposta per R&S&I&D nell’ambito del Piano Transizione 4.0; puntando a investimenti innovativi negli ambiti della digitalizzazione e innovazione (es. spazio), della transizione green ed energia (es. idrogeno, riciclo chimico e meccanico), della mobilità, famiglie e comunità e della salute.
Si evidenzia, inoltre, l’introduzione nell’ambito della Missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” di un’azione specifica diretta a sviluppare una leadership internazionale industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione con una dotazione di 2 miliardi (rinnovabili e batterie; idrogeno; bus elettrici; supporto a start up e venture capital attivi nella transizione ecologica).
Le azioni specifiche saranno accompagnate da interventi di riforma sui temi inerenti R&S&I, diretti a: aumentare la flessibilità del sistema pubblico e di ricerca; integrare e semplificare gli strumenti di incentivazione e agevolazione per la R&S&I e l’adozione di un modello basato su poche priorità – di natura orizzontale – intorno alle quali aggregare gli interventi così da coprire l’intera filiera, garantendo continuità al finanziamento delle iniziative. Queste missioni saranno conformi alle priorità del Piano Nazionale della Ricerca (PNR) 2021-2027 e ai pilastri di Horizon Europe. Si prevede inoltre la revisione delle norme sul diritto di proprietà intellettuale.
Crescita dimensionale delle imprese e struttura finanziaria
Nell’ambito del Piano non si intravede un disegno complessivo volto ad affrontare una questione di carattere strutturale del sistema produttivo, resa ancora più urgente a seguito della crisi pandemica: la crescita dimensionale delle imprese e il riequilibrio della loro struttura finanziaria, appesantita dall’eccessivo indebitamento legato ai prestiti garantiti contratti per far fronte all’emergenza Covid.
Il Piano contiene comunque alcune misure che vanno nella direzione del rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese e comunque del loro accesso a fonti finanziarie (bancarie e non bancarie) al fine di sostenere investimenti e sviluppo. Vi sono inoltre misure per potenziare il sistema dei pagamenti elettronici, a cominciare da quelli da e verso la Pubblica Amministrazione.
Infrastrutture, trasporti e logistica
La Missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” prevede investimenti per 25,1 miliardi a valere sulla RRF. A questi andrebbero aggiunti 6,1 miliardi di interventi trasferiti a carico del Fondo Complementare, che riporterebbero l’entità complessiva degli investimenti (31,2 miliardi) vicina a quella prevista nella versione precedente del PNRR (32 miliardi).
Anche i progetti previsti nelle 2 Componenti (Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0 e Intermodalità e logistica integrata) risultano gli stessi indicati nella precedente versione, ma solo se si fa riferimento anche a quelli finanziati dal Fondo Complementare. Come anticipato, i progetti trasferiti in questo Fondo sono quelli ritenuti più problematici e che presumibilmente saranno completati dopo il 2026. Altra novità rilevante, ma ancora priva di elementi specifici, è il ruolo del nuovo scostamento di bilancio, che dovrebbe assicurare il completamento di tutti i lotti di alcuni progetti fino al 2030 e/o oltre.
In tema di riforme, il PNRR indica, per la Componente 1 (Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0), la revisione delle procedure di approvazione del Contratto di Programma RFI e dei progetti di investimento ferroviario, una disciplina per il trasferimento della titolarità delle opere d’arte (ponti, viadotti e cavalcavia) e l’attuazione delle linee guida per la classificazione e gestione del rischio per gli interventi di manutenzione stradale.
Per la Componente 2 sono previsti interventi di riforma per lo sviluppo del sistema portuale (semplificazione delle procedure per il processo di pianificazione strategica; attuazione del regolamento che definisce l’assegnazione competitiva delle concessioni nelle aree portuali; semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti di Cold Ironing) e l’intermodalità e logistica integrata (semplificazione delle transazioni di importazione/esportazione dello Sportello Unico dei Controlli; interoperabilità della piattaforma logistica nazionale per la rete dei porti; semplificazione delle procedure logistiche e digitalizzazione dei documenti).
Per la Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, il PNRR mantiene un rilevante intervento sulla sostenibilità del trasporto urbano, per 8,6 miliardi, con investimenti sulla mobilità soft (0,6 miliardi), mezzi di trasporto pubblico di massa (3,5 miliardi), infrastrutture di ricarica elettrica (0,75 miliardi) e rinnovo mezzi (3,7 miliardi). Ulteriori interventi di rinnovo, anche di mezzi di trasporto marittimo, sono stati allocati sul Fondo Complementare, per complessivi 1,4 miliardi, ma non è ancora disponibile la loro effettiva destinazione per modalità di trasporto.
In tema di fonti energetiche per la mobilità sostenibile, si segnalano investimenti per la produzione di biocarburanti e idrogeno, ma sul piano applicativo sono previsti interventi di sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità stradale e ferroviaria, ma non quella marittima.
Il Piano e relativi documenti e informazioni, sono disponibile al link https://italiadomani.gov.it/it/home.html