Lo scorso 24 novembre la Commissione europea ha approvato la revisione del PNRR presentata dal Governo italiano ad agosto scorso. La valutazione è nel complesso positiva. Sul piano politico e istituzionale, considerato il contesto europeo quanto mai incerto, occorre sottolineare come, sul PNRR, il Governo abbia ottenuto un risultato importante prima della fine del 2023, incassando le due rate programmate e, contestualmente, portando a buon fine una complessa e articolata operazione di rimodulazione.
Di positivo c’è senz’altro una più chiara focalizzazione delle risorse del Piano verso le imprese: dei circa 14 miliardi di nuove misure e risorse aggiuntive, circa 12 sono destinati alle imprese: 6,3 miliardi per Transizione 5.0, 2,5 per filiere green e net zero technologies, 2 per i contratti di sviluppo della filiera agroalimentare, 852 milioni per i parchi agrisolari, 320 milioni per il sostegno a investimenti green e 50 milioni per le materie prime critiche.
L’approvazione rappresenta una buona notizia per il prossimo anno, in quanto le uniche risorse per gli investimenti produttivi sono da ricercarsi proprio nel PNRR e non anche nella Manovra economica per il 2024 che, considerata insieme all’avvio della riforma fiscale, finirà per sottrarre risorse alle imprese. Restano ancora da chiarire i tempi per l’implementazione del Piano rivisto.
Le misure per le imprese saranno erogate in larga parte attraverso strumenti automatici e ciò dovrebbe garantire una spesa più rapida e agevolare la raggiungibilità dei target. Rimangono aperti alcuni punti, come ad esempio le modalità applicative dei nuovi crediti d’imposta 5.0.
In questo senso, è però positiva l’intenzione del Governo di adottare un provvedimento che conterrà le misure necessarie a dare attuazione al Piano rimodulato già a gennaio del 2024. Il Governo ha anche anticipato l’idea di predisporre un tavolo tecnico, attraverso cui raccogliere valutazioni e proposte: le difficoltà nell’implementazione del Piano registrate negli ultimi anni dimostrano che c’è ancora molto da lavorare per migliorare la capacità amministrativa.
La conferma dell’ambizione del Piano relativamente alle riforme è un altro aspetto positivo. Peraltro, appaiono rafforzate le linee di intervento già incluse nel Piano e a queste ne sono state aggiunte altre sette (tra cui la semplificazione degli incentivi alle imprese e la riforma della politica di coesione).
Al contempo, emerge un indebolimento degli investimenti infrastrutturali, visto che diversi progetti escono dal finanziamento del Piano e ciò comporterà un allungamento dei tempi, oltre che una sostanziale incertezza riguardo alle fonti sostitutive e, quindi, alla loro effettiva realizzazione.
Più in generale, i progetti che escono dal PNRR, nelle intenzioni del Ministro Fitto, verranno finanziati principalmente con le risorse della politica di coesione. Ma rimane una forte incertezza sul loro destino, riguardo sia al finanziamento che alle tempistiche con cui verranno realizzati.
Negativo, per due ragioni, lo spostamento in avanti dell’erogazione della spesa del Piano: i) concentra negli ultimi due anni una spesa molto elevata, con il rischio di non riuscire a completarla (anche perché non sappiamo ancora quando le nuove misure saranno operative e visto che entro il 2026 le risorse andranno integralmente impiegate); ii) riduce l’erogazione di risorse nel 2023 e 2024, anni in cui il PNRR, oltre ad assolvere all’obiettivo di lungo periodo di aumentare la crescita potenziale, avrebbe potuto avere un ruolo più incisivo anche in termini anticongiunturali, considerata la debole dinamica del PIL.
IL PNRR DOPO LA RIMODULAZIONE: UNO SGUARDO D\’INSIEME
Come anticipato, il 24 novembre scorso la Commissione UE ha approvato la proposta di revisione del PNRR, che il Governo italiano aveva presentato il 7 agosto 2023. L’iter si è completo con la conferma della revisione, da parte del Consiglio Ecofin, lo scorso 8 dicembre.
Rispetto alla proposta di modifica trasmessa da Palazzo Chigi, la Commissione ha rivisto e integrato il programma di rimodulazione del PNRR, che presenta alcune variazioni sia sotto il profilo dei contenuti, che delle risorse.
In generale, il nuovo PNRR vede un incremento delle risorse per 2,9 miliardi di euro, che porta il finanziamento complessivo da 191,5 a 194,4 miliardi.
L’incremento è dovuto a un aumento della quota di sovvenzioni (pari a 145 milioni di euro) nonché ai 2,7 miliardi di contributi aggiuntivi per il REPowerEU. All’incremento di risorse di 2,9 miliardi circa corrisponde un aumento della quota totale riservata a interventi per il sostegno del sistema produttivo, che, nel complesso, si attestano a circa 12 miliardi.
Oltre alle missioni, che diventano 7, in aumento anche il numero di riforme e, nel complesso, il numero di obiettivi da realizzare, da 527 a 614.
Alla modifica degli interventi esistenti si accompagna anche l’approvazione del capitolo aggiuntivo, quello relativo a REPowerEu (la cui dotazione è pari a 11,17 miliardi di euro).
Il nuovo Piano rimodulato prevede anche una diversa redistribuzione delle risorse che connotano le rate residue. In particolare, si riduce la quota della quinta rata, collegata alle scadenze del 31 dicembre prossimo, che dai 18 miliardi originari (per ben 69 obiettivi) scende a quota 12 miliardi. Stessa cosa accadrà per la sesta rata (in previsione per il primo semestre 2024) che scende da 11 a 10 miliardi.
Alla diminuzione delle prossime rate si accompagna un aumento delle ultime: alla settima rata saranno aggiunti circa 4 miliardi rispetto ai 18,5 originari, mentre la decima, l’ultima, registrerà un incremento a circa 33 miliardi (con 150 obiettivi) rispetto a quella prevista attualmente (18,1 miliardi)1
Fonte: OREP, Osservatorio sul Recovery Plan https://www.osservatoriorecovery.it/alleggerimento-della-5-e-della-sesta-rata-pnrr-e-spostamento-dei-target-al-2025-e-2026/ .
Uno slittamento che riflette lo spostamento in avanti di alcuni obiettivi da raggiungere.
Da quanto emerso dalla Cabina di Regia PNRR, i prossimi passaggi vedranno l’adozione di un provvedimento, atteso a gennaio del prossimo anno, che conterrà le misure necessarie a dare attuazione al Piano rimodulato.
In quella sede, è stata anticipata l’idea di predisporre un tavolo tecnico, attraverso cui il Governo possa raccogliere valutazioni e proposte. Inoltre, è stata data conferma del possibile utilizzo delle risorse della coesione, incluso un possibile coinvolgimento dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei (SIE), per la copertura dei progetti esclusi dal PNRR.
Nel frattempo, oltre al via libera alla revisione complessiva del Piano, il 28 novembre la Commissione Ue ha accolto anche la richiesta della quarta rata da 16,5 miliardi, su cui il Governo aveva richiesto, nei mesi scorsi, una revisione dovuta a circostanze oggettive. L’esito attesta il corretto raggiungimento di 21 traguardi e 8 obiettivi (tra cui rientravano temi come gli alloggi universitari, gli asili nido, i treni a idrogeno, le colonnine di ricarica, ecc.). Con l’esborso della quarta rata, atteso entro l’anno dopo il parere positivo del Comitato Economico e Finanziario, l\’Italia avrà complessivamente ricevuto 102 miliardi di euro a valere su NGEU.
L’ESITO DEL NEGOZIATO SULLA RIMODULAZIONE
Rispetto alle riforme, il Piano rimodulato prospetta il rafforzamento di alcune linee già in essere. Si fa riferimento a quelle che riguardano:
- GIUSTIZIA: relativamente alla riduzione dell’arretrato civile nei tribunali, il Governo aveva proposto una riformulazione da tradursi in una rideterminazione quantitativa, oppure nella previsione di target differenziati, rispetto a quelli previsti dal Piano (l’abbattimento delle cause pendenti del 65% rispetto al 2019 nel 2024 e del 90% nel giugno 2026). All’esito del negoziato, il percorso di smaltimento dell’arretrato civile risulta confermato. Accolte le proposte di intervento funzionali ad attrarre e mantenere risorse umane, sostenere gli uffici giudiziari in difficoltà e premiare il raggiungimento degli obiettivi di smaltimento dell’arretrato.
- CONCORRENZA: confermati tutti gli impegni proposti dal Governo e da attuare con le prossime leggi annuali. Si fa riferimento, ad esempio, alle misure volte a una maggiore trasparenza dei fornitori al dettaglio di gas, alle semplificazioni per le vendite promozionali e al riordino della normativa su start up, PMI innovative e venture capital. Confermato l’impegno a rivedere la normativa sulle concessioni autostradali nel 2024.
- CONTRATTI PUBBLICI: il Piano rimodulato conferma tutti gli obiettivi, tra cui quello relativo al sistema nazionale di e-procurement previsto per dicembre 2023. Confermate anche le misure di attuazione al nuovo Codice volte a supportare il processo di qualificazione, professionalizzazione e digitalizzazione delle stazioni appaltanti, specie locali. Positiva, in particolare, la previsione della creazione di una funzione di supporto agli appalti per sostenere le amministrazioni aggiudicatrici nel processo di appalto elettronico e soddisfare adeguatamente i requisiti pertinenti previsti dalla legislazione nazionale. Questo investimento comporterà anche la formazione di competenze digitali e il supporto tecnico durante l\’implementazione della digitalizzazione degli appalti pubblici e integra la Riforma 1.10, “Riforma del quadro legislativo sugli appalti pubblici”, nell\’ambito della componente 1 di questa missione.
- RITARDI DI PAGAMENTO: confermata l’introduzione, a inizio 2024, di una normativa che dovrebbe puntare a ridurre i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e di un piano di azione che mira al rafforzamento del personale. I target relativi ai tempi di pagamento sono stati programmati al 2025. Per cancellare i ritardi nei tempi di pagamento della PA rispetto ai 30 giorni (60 in sanità) imposti dalle regole europee – per i quali l\’Italia è stata appena deferita per la seconda volta alla Corte di giustizia Ue – vi sarà un anno in più (fine 2024), invece dei 15 mesi proposti dal Governo, con l\’impegno però a supportare anche in termini di liquidità gli enti in maggiore difficoltà. Si valuta positivamente che, ai fini della risoluzione strutturale del problema dei ritardi di pagamento, questa riforma consiste anche nel garantire che nel 2026 (i) le amministrazioni pubbliche a livello centrale, regionale e locale continuino a pagare entro 30 giorni e (ii) le autorità sanitarie regionali continuino a pagare entro 60 giorni.
Inoltre, entrano nel PNRR 7 nuove riforme (5 delle quali nel capitolo REPowerEU), che incrementano il numero complessivo da 59 a 66. In particolare, si segnalano:
- SEMPLIFICAZIONE DEL QUADRO DEGLI INCENTIVI, che punta ad una revisione e a una verifica dell’efficacia di tutti gli incentivi nazionali, anche attraverso l’attuazione della Legge Delega di riforma (di cui abbiamo pubblicato una news di dettaglio), degli incentivi alle imprese di recente approvata, che prevede il rafforzamento della piattaforma “Incentivi.gov.it” e del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato. In particolare, è prevista la pubblicazione di un rapporto in cui verrà riportata la valutazione degli incentivi esistenti per le imprese e, al tempo stesso, dovranno essere sviluppate proposte concrete di semplificazione e razionalizzazione.
- RIFORMA DELLA POLITICA DI COESIONE: mira a rafforzare l’approccio orientato ai risultati e ad assicurare la tempestiva attuazione degli interventi prioritari e complementari con il PNRR. L’obiettivo è garantire il rispetto dei requisiti fissati dalle condizioni abilitanti e la tempestiva attuazione degli interventi. La proposta di riforma intende accelerare l’attuazione dei progetti nei seguenti settori: gestione della risorsa idrica; infrastrutture per il contrasto al rischio idrogeologico e la protezione ambientale; trasporti e mobilità sostenibile; energia; misure per la competitività delle imprese e le transizioni.
- TESTO UNICO PER LE PROCEDURE IN MATERIA AMBIENTALE: si prevede l’adozione di un Testo unico recante disposizioni legislative e regolamentari volte a disciplinare principalmente i procedimenti amministrativi nel settore delle FER, con l’auspicio che tale riordino consenta una maggiore speditezza dei relativi procedimenti autorizzativi.
- REVISIONE DEI C.D. SAD (Sussidi Ambientalmente Dannosi): si prevede una loro revisione a partire dal 2026
In materia di investimenti, la revisione del Piano è intervenuta secondo tre direttrici:
- il finanziamento di nuove misure;
- l’incremento di risorse a favore di alcune misure già esistenti;
- la riprogrammazione di alcuni interventi.
Per una migliore comprensione dell’assetto del nuovo PNRR è preferibile soffermarsi, in questa sede, solo sulle principali novità del Piano all’esito della rimodulazione, suddividendo gli investimenti in base al settore di destinazione.
Investimenti a supporto delle imprese
- Transizione 5.0: 6,3 miliardi di euro, attraverso lo strumento del credito di imposta, per sostenere la transizione verde e digitale delle imprese, come evoluzione di “Transizione 4.0”. Più in dettaglio, il Piano Transizione 5.0 prevede crediti d’imposta aggiuntivi per gli investimenti sostenuti nel 2024 e 2025 coniugando:
- acquisto di beni strumentali materiali o immateriali 4.0 (si richiamano gli allegati A e B della L. n. 232/2016);
- acquisto di beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili;
- spese per la riqualificazione dei lavoratori verso le nuove competenze connesse alla transizione ecologica richieste dal mercato.
Queste attività dovranno produrre risultati misurati in termini di efficienza energetica o risparmio di energia e l’intensità del beneficio fiscale (saranno previste almeno tre aliquote) aumenterà in base alla percentuale di miglioramenti conseguiti (almeno 3% o 5% di riduzione del consumo energetico a seconda del tipo di investimento).
Sarà necessaria una certificazione “ex ante” per attestare che l’attività sia coerente con i criteri di ammissibilità previsti in termini di riduzione del consumo di energia, nonché una certificazione “ex post” per accertare l’effettiva realizzazione degli investimenti e il raggiungimento degli obiettivi indicati.
Anche in questo caso, andranno definiti, tempestivamente, i requisiti che dovranno avere i soggetti certificatori e le modalità di rilascio delle certificazioni.
Il nuovo credito 5.0 non ha impatti sul già vigente credito di imposta per gli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0, che continuerà ad applicarsi agli investimenti effettuati fino al 30 giugno 2026 (con prenotazione entro il 31 dicembre 2025).
- Supporto alle PMI per l’autoproduzione di energia rinnovabile: 320 milioni di euro. Si tratta di contributi a fondo perduto, gestiti da Invitalia, per l’acquisto di sistemi e tecnologie digitali per la produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, lo stoccaggio e l’accumulo.
- Supporto allo sviluppo delle filiere produttive strategiche per la transizione green (solare fotovoltaico, eolico, batterie, pompe di calore, stoccaggio e uso dell\’anidride carbonica): 2,5 miliardi di euro a fondo perduto per l\’efficienza energetica e la sostenibilità dei processi produttivi. La misura opererà tramite i contratti di sviluppo e il Fondo per la transizione industriale, gestito da Invitalia;
- Contratti di Filiera: 2 miliardi di euro per il finanziamento del Fondo Contratti di Filiera per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. Questi investimenti sono finalizzati a ridurre le emissioni di gas serra, gli sprechi alimentari e l\’uso di pesticidi e antimicrobici, a migliorare l\’efficienza energetica e aumentare la produzione e l\’uso di energie rinnovabili da parte delle imprese nei settori supportati. Il fondo sarà gestito da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e opererà attraverso sovvenzioni e prestiti a tasso agevolato
- Parco Agrisolare: un intervento già presente nel PNRR, cui sono destinati 850 milioni di fondi aggiuntivi per le aziende agricole e di allevamento, per sostenere l’installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di gestione intelligente dei consumi elettrici ed accumulatori, nonché per incentivare la realizzazione di tetti energetici;
- Fondo tematico BEI per il turismo: 308 milioni di euro aggiuntivi per sostenere il rafforzamento strutturale e la competitività del settore turistico.
- Dottorati innovativi: l’investimento prevede l’istituzione di dottorati con il contributo e il coinvolgimento delle imprese ed incentivi che facilitino l’assunzione dei giovani ricercatori da parte delle imprese. La misura attuata da MUR aveva un target di 5000 borse di dottorato all’anno per tre anni fino a giugno 2026. Si segnala la rimodulazione del numero di borse di dottorato. Nello specifico, la misura adesso prevede l’assegnazione di un totale di 6000 borse di dottorato in 3 anni, con un cofinanziamento privato e incentivi per le aziende per l’assunzione di ricercatori.
Investimenti a favore di famiglie a basso reddito e dei giovani
- Viene istituito un fondo di 1,381 miliardi di euro per l’efficientamento energetico degli immobili di edilizia abitativa pubblica e per i condomini. La misura verrà attuata attraverso uno strumento finanziario. La modifica rivede il target finale degli asili nido e delle scuole dell\’infanzia, portandolo da 264.480 posti a 150.480.
- Investimenti aggiuntivi per sostenere la misura dello student housing e per creare 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari entro giugno 2026 (238 milioni).
- Finanziamento di borse di studio per l’accesso all’università (308 milioni).
- Investimenti per supportare le start-up e favorire la transizione digitale in vari ambiti (con un incremento di 100 milioni).
Investimenti destinati al settore pubblico
Fra le linee destinate a reti e infrastrutture, le più rilevanti riguardano gli investimenti per:
- la realizzazione e il rafforzamento strategico di reti elettriche e per il gas (1,8 miliardi);
- il finanziamento di interventi per la riduzione delle perdite e della dispersione idrica (1,024
- l’acquisto di nuovi treni a emissioni ridotte (1,165 miliardi);
- l’elettrificazione delle banchine portuali (400 milioni);
- gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, la realizzazione di nuove scuole e l’estensione del tempo pieno (921 milioni aggiuntivi).
- la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (PSN) deve essere coerente con gli standard di interoperabilità dei dati definiti a livello europeo in accordo con l\’iniziativa Gaia-X, le cui attività sono coordinate a livello italiano dal Regional Hub Italia, costituito e gestito da Confindustria.
Per quanto concerne la salute:
- vengono incrementati i target di assistenza dell’investimento 1.2. (Casa come primo luogo di cura e telemedicina). In particolare, sull’assistenza domiciliare integrata si passa da 800 a 842 mila assistiti, per la telemedicina da 200 a 300 mila assistiti.
- vengono riprogrammati gli interventi di edilizia sanitaria giudicati non coerenti con le modalità e le tempistiche di realizzazione del Piano. La rimodulazione, per venire incontro al rialzo dei costi, rivede al ribasso il numero delle nuove Case di comunità (da 1350 a 1038), degli Ospedali di comunità (da 400 a 307) e delle Centrali operative territoriali (480 invece che 600).
Interventi per i territori colpiti dalle alluvioni del 2023 (Emilia-Romagna, Toscana e Marche)
Si tratta di un nuovo capitolo, non presente nella precedente versione del Piano: 1,2 miliardi di euro, per la difesa idraulica, il ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali, del patrimonio edilizio residenziale pubblico e delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche, delle scuole e delle infrastrutture sportive.
ALCUNE VALUTAZIONI PUNTUALI
Il nuovo PNRR è un significativo aggiornamento del piano pluriennale di investimenti e riforme da realizzare entro il 2026.
In linea generale, l’esito positivo – e nei tempi preventivati – della valutazione europea conferma la necessità di una profonda rivisitazione del Piano del 2021. Evidentemente, anche la Commissione UE ha ritenuto quell’impostazione non più attuale e non in grado di assicurare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
La strategia del Governo di procedere attraverso l’eliminazione di alcuni investimenti a rischio, nonché mediante la posticipazione delle tempistiche attinenti ad alcune scadenze, è stata, in sostanza, condivisa dalla Commissione.
Di seguito, alcune valutazioni puntuali sulle principali revisioni del Piano.
- GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE
Rispetto alle novità emerse dalla rimodulazione, le previsioni per il sostegno agli investimenti delle imprese sono da ricercare principalmente nel nuovo capitolo dedicato a REPowerEU.
La proposta del Governo prevedeva per il capitolo aggiuntivo interventi per 19,2 miliardi, di cui 15,9 derivanti dal definanziamento di linee di investimento PNRR.
La versione approvata dalla Commissione, invece, prevede una dotazione di 11,17 miliardi, di cui 2,7 circa dalle risorse appositamente stanziate e 8,3 circa dal definanziamento di progetti precedentemente inseriti nel PNRR.
Diminuisce, quindi, l’entità dei progetti definanziati, sia perché sono stati ripristinate alcune linee destinate agli enti locali (3 miliardi circa), sia perché la Commissione ha in parte stralciato alcune proposte del Governo (es. efficientamento energetico di edifici pubblici ed edilizia residenziale privata). Inoltre, rispetto alla proposta governativa, il REPowerEU perde risorse, perché 1 miliardo circa verrà destinato all’efficienza idrica e un importo analogo al trasporto pubblico regionale.
Al netto di questi correttivi, il nuovo capitolo REPowerEU risponde ancora in larga misura alle aspettative del sistema delle imprese.
L’intervento più significativo, su cui Confindustria ha ribadito la propria valutazione positiva anche in Cabina di Regia, è l’incentivo Transizione 5.0 sopra citato. La misura, che rappresenta un’evoluzione di “Transizione 4.0” ha una dotazione finanziaria di 6,3 miliardi di euro, quindi maggiore dei 4 miliardi previsti nella proposta iniziale del Governo, e verrà attuato attraverso lo strumento del credito d’imposta.
In particolare, sono positivi:
- l’ambito di applicazione esteso dell’incentivo (che va dagli investimenti alla formazione);
- la dotazione finanziaria (aumentata di 2,3 miliardi rispetto alla proposta inviata a Bruxelles);
- il ricorso al credito di imposta, soluzione applicativa più volte auspicata da Confindustria nei suoi interventi in Cabina di regia e nelle varie interlocuzioni col Governo.
In fase di declinazione della misura, tuttavia, sarà importante che si faccia esplicito riferimento anche all’economia circolare e, più in generale, all’uso efficiente delle risorse, seguendo l’impostazione del Fondo per il sostegno alla transizione industriale di cui al decreto interministeriale del 21 ottobre 2022 che, come è noto, con l’obiettivo di favorire l’adeguamento del sistema produttivo italiano alle politiche UE sulla lotta ai cambiamenti climatici, richiama anche gli investimenti relativi all’introduzione di misure tese ad un uso efficiente delle risorse.
Il richiamo all’economia circolare, infatti, si rende necessario alla luce del collegamento che esiste tra questo driver di politica industriale e le azioni per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica, nonché il contrasto all’inquinamento, che assicurano maggiore competitività e sicurezza nell’approvvigionamento di materie prime.
Da sottolineare l’aumento delle risorse destinate alla transizione green (che passano dal 37,5% al 39,5% di quelle complessive del Piano), così come le riforme a supporto delle stessa, che hanno l’obiettivo di accelerare la diffusione delle energie rinnovabili attraverso procedure di autorizzazione più snelle, ma anche di facilitare la produzione di bio-metano e intensificare la fornitura e l’adozione delle competenze necessarie per la transizione verde.
Queste riforme sono integrate, poi, da una serie di investimenti nuovi o potenziati orientati ad aumentare l’efficienza, l’affidabilità e la sicurezza della rete elettrica, a incrementare la produzione di idrogeno e a rafforzare la flotta di treni e autobus a emissioni zero.
- GLI INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE ENERGETICHE
Il nuovo PNRR dedica grande spazio allo sviluppo delle infrastrutture energetiche, non solo di quelle italiane, ma anche di quelle trans-europee, in ottica di rispetto degli obiettivi prefissati dal TEN-E (Trans European Network – Energy).
In particolare, la componente “Reti e infrastrutture” stanzia 5,2 miliardi, così suddivisi:
- 1,8 miliardi per la realizzazione ed il rafforzamento strategico di reti elettriche e per il gas
- 1,024 miliardi per il finanziamento di interventi per la riduzione delle perdite e della dispersione idrica. La misura intende finanziare interventi riguardanti la digitalizzazione delle reti idriche e la sostituzione delle condotte per la riduzione delle perdite idriche e per salvaguardare la risorsa “acqua”.
- 1,165 miliardi per l’acquisto di nuovi treni a emissioni ridotte, per il servizio pubblico universale, da destinare, a livello nazionale e livello regionale, al miglioramento dell’efficienza e della qualità del servizio.
- 400 milioni per l’elettrificazione delle banchine portuali (Cold Ironing);
- 921 milioni aggiuntivi per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, la realizzazione di nuove scuole e l’estensione del tempo pieno. La misura consentirà di realizzare i metri quadri previsti nonostante l’incremento dei costi.
Da valutare positivamente il fatto che la richiesta di quarta rata di pagamento, recentemente approvata dalla Commissione, comprenda investimenti in un’ampia gamma di settori, tra i quali, l\’installazione di infrastrutture di ricarica e il potenziamento del parco ferroviario del trasporto pubblico regionale con treni a emissioni zero, investimenti nell\’idrogeno verde, come la sperimentazione dell\’idrogeno per il trasporto stradale e la mobilità ferroviaria e la produzione di idrogeno nei siti dismessi.
Le infrastrutture energetiche risultano infatti di estrema importanza non solo per garantire il soddisfacimento della domanda energetica, ma anche per assicurare la sicurezza e la continuità delle forniture, la stabilità e la competitività dei prezzi, l’efficienza e la qualità dei servizi energetici, conseguendo in tempi brevi esternalità positive sul piano della competitività, sostenibilità ambientale, economica e sociale.
È necessaria, quindi, una “visione d’insieme” dell’intero sistema energetico che valorizzi il grande patrimonio infrastrutturale dell’Italia e le significative esperienze e competenze delle sue aziende, che sarà cruciale per aiutare l’Italia ad imporsi come nuovo hub europeo del gas e in un futuro prossimo anche del biometano e dell’idrogeno, sfruttando la sua posizione centrale nel Mar Mediterraneo.
- LE RISORSE E I PROGETTI DEFINANZIATI
Come visto, uno dei punti su cui l’Europa non sembra aver condiviso integralmente l’assetto proposto dall’Italia è quello relativo alla diminuzione dei fondi che riguardano i progetti in capo agli enti territoriali.
Il taglio effettivo rimane comunque consistente e pari a circa 8,3 miliardi.
Peraltro, stando alle anticipazioni fornite in Cabina di Regia, il Governo sembrerebbe orientato a rifinanziare i progetti non solo mediante il Fondo Sviluppo e Coesione, bensì anche attraverso i Fondi SIE.
Relativamente al tema infrastrutture, è rilevante far menzione del definanziamento delle seguenti opere: la linea ferroviaria Roma-Pescara nella tratta interporto d’Abruzzo Chieti-Pescara e Sulmona-Avezzano, il raddoppio della Falconara-Orte, la chiusura dell’anello ferroviario di Roma, la velocizzazione della linea Lamezia Terme-Catanzaro. La maggior parte delle risorse sarà indirizzata, invece, a favore della linea ad Alta velocità Verona-Padova, in particolare sull’attraversamento di Vicenza e sul nodo Terzo Valico di Genova.
Inoltre, tra gli investimenti infrastrutturali definiti “elementi di debolezza” nell’ambito del PNRR figurano anche il trasporto rapido di massa, con particolare riferimento alle linee metropolitane e al TPL nelle grandi città, e la crescita del trasporto locale nel Mezzogiorno.
Sul tema salute, restano le criticità già rilevate da Confindustria, rispetto alla gestione post 2026 degli interventi e alla riprogrammazione al ribasso di alcuni investimenti (es., “Case della Comunità” e “Ospedali della Comunità”, v. supra). Inoltre, nell’ambito dell’investimento per il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti di raccolta dati, si segnala che non è prevista la possibilità di abilitare l’uso secondario dei dati sanitari.
Un ulteriore elemento di potenziale criticità è rappresentato dall’assenza di risorse dedicate alla realizzazione di un piano di incentivi a sostegno della messa in sicurezza degli impianti produttivi, al fine di ridurre i possibili danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali. Tale azione rappresenterebbe, tra l’altro, un input strategico per aumentare la cultura della prevenzione dai rischi e un incentivo per le imprese a intervenire in tal senso. potenziando la loro capacità di rispondere a eventi avversi e garantire la business continuity. Si tratterebbe tra l’altro di un intervento complementare e funzionale a quanto previsto dal DDL di Bilancio 2024 relativamente all’assicurazione obbligatoria per calamità ed eventi catastrofali.
La rimodulazione ha sostanzialmente confermato i contenuti del Piano originario. Condivisibili le sollecitazioni della Commissione UE, che ha condotto a una sottolineatura ancore maggiore degli sforzi richiesti all’Italia in tema di giustizia e concorrenza.
Riguardo alla giustizia, sono confermati i target inizialmente previsti dal Piano: in relazione al rapporto tra il numero dei procedimenti pendenti alla fine di un periodo di riferimento e il flusso dei procedimenti definiti in quel periodo (disposition time), sono confermati gli obiettivi di una riduzione del 40% nel settore civile e del 25% nel settore penale entro giugno 2026; in relazione agli arretrati nel settore civile, è confermato l\’obiettivo di ridurre gli stessi (rispetto ai valori del 2019) del 65% in Tribunale e del 55% in Corte di Appello entro il 2024, per arrivare alla riduzione del 90% in Tribunale e Corte di Appello entro giugno 2026.
L’Italia giustificava la necessità di ridimensionare gli obiettivi – o almeno di prevedere target differenziati tra uffici giudiziari – con le criticità riscontrate sin qui, relative soprattutto alla capacità di evadere l’arretrato rispetto al triennio 2017-2019; la conferma dei precedenti target segnala, evidentemente, l’esigenza di non abbassare il livello di ambizione di questa riforma.
Sarà dunque cruciale mantenere alta l’attenzione e costante il monitoraggio su questi ambiti. In proposito, è utile richiamare i dati del primo semestre 2023 (il primo dopo l’entrata in vigore delle riforme del processo civile e penale) pubblicati dal Ministero della Giustizia. I numeri evidenziano gli effetti dei cambiamenti organizzativi attuati dagli Uffici giudiziari, anche grazie agli addetti all’Ufficio per il Processo: i valori al 30 giugno 2023, confrontati con quelli del 2019, segnalano una riduzione del disposition time pari al 19,2% nel civile e al 29% nel penale.
Altro punto che emerge dalla rimodulazione riguarda la concorrenza: lo strumento della legge annuale è necessario, ma non sufficiente, poiché, attraverso di esso, occorre rilanciare il processo di liberalizzazione. Obiettivo tanto condivisibile, quanto disatteso negli ultimi anni. I settori richiamati sono diversi: farmacie, assicurazioni, gas, ma anche le infrastrutture portuali e la vendita al dettaglio.
Come visto, vengono poi inserite nel PNRR, tra le altre, due nuove riforme.
La prima è relativa alla semplificazione del quadro degli incentivi alle imprese. Essa rappresenta un viatico per la semplificazione e la chiarificazione del quadro esistente, obiettivi molto attesi dal sistema delle imprese e che Confindustria – da tempo impegnata sul tema in un dialogo con il Governo – ha indicato come prioritari anche nel corso dell’iter di approvazione della Legge Delega di Riforma degli incentivi, segnalando in particolare la necessità di concentrare le risorse disponibili sugli strumenti di maggiore efficacia.
La seconda riguarda la politica di coesione e punta a rafforzare l\’orientamento ai risultati e ad assicurare la tempestiva attuazione degli interventi prioritari e complementari con il PNRR. L’obiettivo è quello di riuscire a gestire, in un’ottica di complementarietà con il PNRR, le diverse fonti di finanziamento della politica di coesione. Questa riforma, pur condivisibile nei principi, presenta alcune incognite. I documenti a disposizione evidenziano che essa dovrebbe muoversi nell’ambito della cornice dettata dall’Accordo di Partenariato 2021-2027. Sembra, quindi, che il Governo non intenda limitarsi a collegare, come annunciato in più occasioni e poi previsto con il recente DL Sud, le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione al PNRR per la copertura dei progetti definanziati, ma che intenda coinvolgere in questa opera di coordinamento anche le risorse dei Fondi SIE.
Seppur l’idea di razionalizzare l’utilizzo delle risorse a disposizione sia comprensibile, occorre considerare che le risorse europee della coesione, rappresentano leve fondamentali – in alcuni casi, le uniche – per il sostegno degli investimenti delle imprese nei territori. Inoltre, la copertura dei progetti definanziati con risorse dei fondi SIE dovrebbe sottostare alle specifiche regole previste dalla normativa comunitaria, in primis quelle sulla concentrazione tematica e quelle sull’allocazione territoriale, decisa a livello regionale in base a precisi parametri imposti dalla Commissione UE. Peraltro, la programmazione regionale 2021/2027 è già partita in quasi tutte le Regioni e le imprese stanno pianificando i propri investimenti anche in considerazione delle opportunità che provengono dai bandi finanziati dai fondi SIE.
In questo contesto, si segnalano alcuni potenziali rischi, tra cui, in primis, quello di dover affrontare un nuovo negoziato con Bruxelles per la modifica dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi Nazionali e Regionali, che sposterà in avanti i tempi dell’attuazione.
Altro tema di attenzione riguarda l’allocazione territoriale delle risorse: la questione attiene sia al FSC che ai fondi SIE, i quali hanno specifiche – ma differenti – regole di allocazione,
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